Nils Petter Molvaer

Posted in Downtempo on aprile 15, 2010 by downtempoblog

La musica del trombettista e compositore norvegese Nils Petter Molvaer non anela a un’armonia o una unità universale, ma si sperde nelle deflagrazioni interiori, nelle braci e nelle infuocate lave dell’anima per eruttare travolgendo l’esterno, irrompere nella realtà trasformandola, trasfigurandola.

Nils Petter Molvaer sguscia fuori dal jazz e continua a percorrere la strada contaminativa, meticcia, inaugurata dal jazz-rock (fino al jazz-hip hop) di Miles Davis e proseguita, con alterni risultati, da diversi artisti.


Nu-jazz, dunque, ma nu-jazz “pesante”, di ricerca, non patinato, scavato nella roccia ritmica del drum’n’bass, degli scarti e dei frammenti elettronici, dei campionamenti, dove il suono/prodotto collettivo di musicisti e dj si esteriorizza interiorizzandosi, non anela a un’armonia o una unità universale, ma si sperde nelle deflagrazioni interiori, nelle braci e nelle infuocate lave dell’anima per eruttare travolgendo l’esterno, irrompere nella realtà trasformandola, trasfigurandola.


Non si perde, però, la melodia. È incredibile come Petter Molvaer (le cui session live sono affollamenti di strumenti e strumentisti, spesso compressi in palchi minuscoli, sempre insufficienti ad accoglierne la prorompenza orchestrale, trafitti da lampi di colori e luci virulenti che folgorano il buio delle costruzioni sonore grazie al lavoro di eccellenti vj) riesca, nel caos ritmico, nelle complesse, polifoniche architetture della sua musica piretica, a far affiorare sofferte, struggenti melodie, rapsodici afflati narrativi, liricissimi, la cui rinascita – come una fenice dalle fiamme – è affidata proprio alla tromba. Indimenticabile resta “On Stream”, nell’album di esordio Khmer: nel suo “flusso” sussurrato da una sezione ritmica fantasmatica, come svanita nel nulla del destino contemporaneo, il soffio graffiato della tromba intesse un racconto melodico di bellezza disperata.
Per questa complessa razionalità – e razionalizzazione –, lo stile di Nils Petter Molvaer è stato definito, con un gioco di parole, “fusion a freddo”. In realtà, il calore e l’emozione sono predominanti, benché frementi, irrisolti, spesso traumatici. L’interiore e l’esteriore si scontrano, si ibridano, in una tessitura non dialettica ma dialogica, dialogo razionale-emozionale che produce anche rotture, rumori, fughe, implosioni ed esplosioni. E anche il jazz resta, nell’elettronica, benché l’artista non manifesti un eccessivo entusiasmo nei suoi confronti.


Al suo originale e innovativo stile noir, Petter Molvaer è arrivato, se così si può dire, generazionalmente. Nato a Sula, nella costa nordoccidentale della Norvegia, nel 1960, figlio di un noto musicista jazz norvegese, prima ha studiato il basso, la batteria e le tastiere, e infine la tromba.
Nella sua carriera jazzistica ha suonato con importanti nomi come Elvin Jones, George Russell, Gary Peacock, per poi arrivare al gruppo dei Masqualero, guidato dal bassista Arild Andersen, dove è rimasto per tutti gli anni Ottanta.


La sua carriera solista si fa strada attraverso la contaminazione con l’elettronica, prodiga di sperimentazioni e gravida di fermenti filosofici, soprattutto un sentimento di pessimismo “nero”, “cosmico”, che accomuna Petter Molvaer a gran parte dei musicisti nordici della sua generazione, come Eivin Aarset, Bugge Wesseltoft, ma anche come Bjork: nella loro musica la società postindustriale non ha dissolto ma anzi accentuato, inferocito il rapporto con la realtà e con la razionalizzazione, ancestralmente mediato dal mito e dall’irrazionale del fantastico, dalla nera magia delle fiabe nordiche. Presente e passato si ritrovano nella contemporaneità “fantastica” e allo stesso tempo iper-reale, dove il solipsismo dell’oggi accoglie con sofferente consapevolezza il buio e freddo paesaggio esteriore, ravvivandolo di fantasmi, di scarne ossessioni, di lamenti metafisici.

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Nouvelle Vague

Posted in Senza categoria on aprile 15, 2010 by downtempoblog

Nouvelle Vague è un progetto musicale francese di Marc Collin e Olivier Libaux che si propone di riprendere alcuni classici della new wave e del punk anni 80 e reintepretarli in stile bossanova. Il nome del progetto è un gioco di parole che indica in primo luogo la nazionalità del gruppo, facendo riferimento al celebre movimento del cinema francese dagli anni ’60 (la Nouvelle Vague appunto); in secondo luogo Nouvelle Vague è la traduzione francese dell’inglese new wave e allude alla bossa nova. Ai tre album pubblicati hanno partecipato numerosi e diversi artisti tra cui: Anaïs Croze, Camille Dalmais, Phoebe Killdeer, Mélanie Pain e Marina Céleste.


Fin dal primo album, Nouvelle Vague, ci sono le due principali caratteristiche del gruppo: la presenza di cover di canzoni degli anni ottanta riarrangiate in stile bossanova; la presenza, oltre che dei due ideatori del progetto, di molte altre figure musicali di diversa nazionalità e stile (sei francesi, uno brasiliano e un newyorkese).


Tra i principali gruppi “reinventati” in questo particolare stile ci sono XTC, The Clash, The Undertones, Dead Kennedys, Joy Division, New Order, Depeche Mode ecc. . Le varie cantanti che si alternavano nel gruppo erano solite cantare solo canzoni con cui non erano familiari, per assicurare in questo modo che ciascun pezzo avesse una sua originalità. Il secondo album include tra le cover più famose una versione di “Ever Fallen in Love?” dei Buzzcocks, “Blue Monday” dei New Order, “The Killing Moon” di Echo & the Bunnymen e “Heart of Glass” di Blondie.


Molte versioni proposte dai Nouvelle Vague sono state poi utilizzate in diverse occasioni. “In a Manner of Speaking”, “Just Can’t Get Enough” e “Teenage Kicks” sono state usate da Channel 4 nella serie Sugar Rush. “Just Can’t Get Enough”, “Teenage Kicks” e “Dance With Me” by The Lords” sono state usate invece per alcuine pubblicità in Inghilterra e USA . Nel 2005, la loro cover dei Modern English “I Melt with You” è comparsa come colonna sonora del film Mr. & Mrs. Smith. La loro cover dei The Dead Kennedys “Too Drunk to Fuck” compare nella colonna sonora del film di Quentin Tarantino del 2007 Grindhouse.

Gotan Project

Posted in Senza categoria on aprile 15, 2010 by downtempoblog

Fino a pochi anni fa il tango era considerato da più parti come un genere vetusto e da balera, residuo prebellico da milonga argentina.

Così come il progetto Buena Vista Social Club ridiede spolvero al vecchio son cubano e alla sua moderna derivazione salsa, oggi il progetto Gotan Project ha rinnovato il gusto per la danza e la musicalità sensuale per antonomasia.


Quasi a voler confermare l’ideale unione fra i due progetti, “Lunatico”, opera seconda del trio parigino, si chiude con una cover di Ry Cooder (“Paris, Texas”) tratta dall’omonimo film di Wim Wenders. Ed è una chiusura molto “cinematografica”, come spesso lo sono i suoni creati da Eduardo Makaroff, Philippe Cohen Solal e Christoph H. Muller, che iniziarono il loro percorso comune nel 1999 puntando su una miscela electrauthentica che grandi fortune ha avuto sia come vendite, sia come programmazione nei club più à la page , sia come presenza nelle compilation lounge ed esotiche più ricercate. Una presenza sfruttata dai tre soprattutto per far girare il nome nella fase iniziale del proprio percorso artistico.


Se “La Revancha del Tango” (Ya Basta, 2001) era stata una piacevole e acclamata sorpresa, “Lunatico” (terzo album, se consideriamo una raccolta di remix) si presenta in grado di elargire conferme, concedendosi anche qualche passo in avanti.
I Gotan Project hanno definitivamente sdoganato, attualizzato e ricontestualizzato il tango argentino, preservandone tutta la carica sensuale, e arricchendola con un’elettronica intelligente e mai scontata, e con ritmiche house che aggiungono un ulteriore tocco di classe cristallina.

Moby

Posted in Senza categoria on aprile 15, 2010 by downtempoblog

Richard Melville Hall nasce l’11 settembre 1965 a Harlem, New York.

Nel 1983 riceve il suo primo registratore a 4 piste. Nello stesso anno entra all’università del Connecticut, da cui esce l’anno dopo, per lavorare come DJ a New York. Per cinque anni Moby sopravvive, dormendo in hangar e fabbriche abbandonate. Si impone però come DJ al club MARS di New York. Nel 1989, Moby suscita interesse in una nuova etichetta di New York, la Instinct Records, e conosce un primo successo con il gruppo Ultra Vivid Scene, il cui album esce con l’etichetta 4AD.



Moby incide il suo primo disco Time’s Up nel 1990. Le sue performance sceniche contribuiscono positivamente alla sua reputazione. Nel 1991 esce il suo quarto singolo, Go, un inno tecno la cui linea di basso è ispirata allo sceneggiato di David Lynch Twin Peaks. Il successo è immediato: più di un milione di copie vendute fino ad oggi. Nel 1991 Moby fa un remix di Chorus, un successo del gruppo inglese Erasure.


Nel 1999 Moby lascia Elektra Records e firma con la V2 Records. Nel mese di giugno esce Play, che diventa un successo planetario nel 2000con più di 9 milioni di copie vendute. Nel 2001 Moby suona assieme a quello che era il suo artista preferito in gioventù, David Bowie. Il giorno del suo compleanno assiste attonito agli attentati dell’11 settembre 2001 dal tetto del suo immobile. Qualche mese dopo è al centro di una polemica con il cantante rap Eminem dopo aver bollato la sua musica come misogina e omofoba.
Nel 2005 compone la colonna sonora del film animalista Earthlings intitolata 18-21st century dell’album 18 RETAIL.
Nel 2006 fa uscire Go – The Very Best of Moby una raccolta dei suoi migliori brani, accompagnata dall’inedito New York New York cantato daDebbie Harry.


Multi-strumentista, Moby suona tastiera, chitarra e basso elettrico. Artista impegnato politicamente, ha sostenuto John Kerry alle elezioni presidenziali del 2004, è cristiano e vegan. Si è spesso battuto per una fruizione libera della musica, scagliandosi contro le sentenze esemplari volte a punire il download illegale.[1] Abita da più di 10 anni a New York e ha fondato una sala da tè TeaNy ove si reca di frequente.


Nel 2008 lancia Disco Lies con un nuovo video e partecipa al nuovo album della cantante francese Mylène Farmer con la traccia Looking For My Name. Moby aveva già cantanto con la Farmer nel 2006 nella traccia del suo best of Slipping away (Crier la vie).
Nel 2009 esce il suo nuovo album Wait for Me, il nono album in studio della sua carriera.

Thievery Corporation

Posted in Senza categoria on aprile 15, 2010 by downtempoblog

Alfieri della rinascita chill-out, maestri nel fondere dub, acid-jazz, bossa nova con spezie etniche (dall’India all’America Latina), i Thievery Corporation sono forse il duo di punta dell’elettronica soft. Musica a bassa battuta, da sottofondo, ma anche suoni sognanti e lisergici, che schiudono vasti orizzonti .

Dub? Elettronica? Lounge? Chill-out? Downbeat? Sono tante le varianti utilizzabili per definire la musica dei Thievery Corporation. Un duo che forse non ha coniato nulla di nuovo, ma ha saputo amalgamare come pochi una quantità sterminata di generi, ridefinendoli, rendendoli attuali e, perché no, fruibili.


Considerate le origini dei due, mai ci si sarebbe aspettati una sterzata così netta. Rob Garza, originario di Chicago ma trasferitosi sin da giovane nell’immediata periferia di Washington, cresce musicalmente sotto l’eterea ala protettiva degli Hugo Largo di “Drum” e delle liriche colorite dei Pixies. Grazie alla scuola, inizia a coltivare l’amore e la passione per il jazz e per la musica classica. L’altra metà dei Thievery Corporation è Eric Hilton. Nasce nella Washintong Dc degli anni Settanta. Suona dall’età di 11 anni in un gruppo di giovani adolescenti, influenzato dagli ascolti hard-rock dei Deep Purple. Ma sono soprattutto i Ramones, i Clash, i Sex Pistols e, in generale, la frenesia punk a contagiarlo. Dal periodo “punk” sono ormai passati diversi anni, e i nuovi amori sono la ambient music, i gemiti della house e il soul. Gruppi come Specials e Style Council diventano i riferimenti obbligati, l’esempio tangibile di come riuscire ad amalgamare tutte queste istanze in un sound omogeneo.


Il 1995 è l’anno della svolta. All’Eighteenth Street Lounge, un nuovo locale aperto da Hilton, i due futuri Thievery si incontrano e, stanchi di far girare la musica d’altri, decidono di mettersi in proprio.
Due anni dopo esce il loro debutto sulla lunga distanza: Sounds From The Thievery Hi-Fi (1997).
Il duo si presenta in forma smagliante, con un sound fresco e sinuoso. Atmosfere per tranquille serate in compagnia. Ma quello dei Thievery Corporation non è banale sottofondo per lounge bar. E’ semplicemente musica per rilassarsi. I bagliori notturni dell’universo sonoro dei due sembran voler allargare lo spazio, aprire la mente.


Assoluta pietra miliare del genere, Sounds From The Thievery Hi-Fi accantona sperimentalismi e finti slanci d’avanguardia. Corporation.
Giudicato da critici e stampa specializzata un punto di partenza della (ri-?)nascita chill-out/dub, il disco otterrà un incredibile successo, anche commerciale.

Si allarga, intanto, la platea che si appassiona alle languide atmosfere di Hilton e Garza. Nascono gruppo quali Tosca, Kruder & DorfmeisterGotan Project, St. Germain e Koop, solo per citarne alcuni.
Anno 2002: terzo album in studio per la coppia statunitense. The Richest Man In Babylon secondo molti delude le attese.


Ricco dei soliti featuring vocali che connotano le produzioni del duo, The Richest Man In Babylon è un caleidoscopio di echi di terre lontane. Ma i tratti meno convincenti, soprattutto rispetto alle precedenti produzioni dei Thievery, affiorano con più decisione, a causa della maggior disomogeneità dell’album.
Il 2005 è l’anno di The Cosmic Game, che rinnova il successo commerciale, sfoderando un cast di ospiti primo piano (tra gli altri, Flaming Lips, Perry Farrell e David Byrne, oltre alla cantante Gunjan). Dal punto di vista musicale, tuttavia, il disco segna il punto più basso della carriera del duo, rivelandosi il loro lavoro meno ispirato. Le grandi vie della chill-out, del trip-hop, del lounge e del dub sono ormai state esplorate e scandagliate in lungo e in largo.
The Cosmic Game è forse l’unico album del duo da ascoltare in sottofondo, con la distrazione di qualche salatino.


Nel 2008 Radio Retaliation ripropone la loro “musica globale”, che nasce dall’incontro e dallo scambio di culture diverse, allargandone i confini. A dimostrazione di ciò, anche la lista dei guest che compaiono nelle quindici tracce del disco: artisti d’ogni parte nel mondo che, come nella tradizione della discografia del duo, prestano la loro voce in ogni brano
I Thievery Corporation rinnovano i fasti delle prime opere, raggiungendo a tratti apici di assoluta poesia. Con un album eterogeneo e estremamente curato, Rob Garza ed Eric Hilton fanno quello in cui meglio riescono: prenderci per mano e farci viaggiare.

The Notwist

Posted in Senza categoria on aprile 14, 2010 by downtempoblog

The Notwist sono una band indie rock tedesca che canta in lingua inglese. Sono stati fortemente influenzati dalla scena musicale elettronica. Nel 1990 registrarono il loro debutto indipendente, un LP orientato al grunge metal. Il 1992 vide la pubblicazione di “Nook“, che aveva un sound indie rock, mentre il loro album del 1995, “12”, contiene le loro prime sperimentazioni nel campo dell’elettronica. Martin Gretschmann si unì al gruppo nel 1997. Shrink, rilasciato nel 1998, è un album che fonde jazz, rock e elettronica, che per certi versi anticipa “Amnesiac” dei Radiohead. L’album “Neon Golden“, che ha visto la luce nel 2002 ha aperto loro la strada degli ascoltatori americani, con le sue sensazioni profonde e le sue melodie accattivanti.

Il gruppo è stato remixato da Four Tet, Caribou, Console, Loopspool e altri. Il cantante del gruppo, Markus Acher, ha collaborato con il produttore e rapper Alias nella canzone “Unseen Sights”; un lavoro che, seppure non considerato tra i migliori dei due artisti, mostra una sorprendente versatilità e ampiezza musicale in entrambi gli artisti. Ha inoltre contribuito vocalmente nella canzone “Sombre City” con il duo rap Zucchini Drive.


I Notwist hanno formato nel 2004 un supergruppo con i Themselves, chiamato 13 & God, il cui omonimo debutto fu pubblicato nel 2005. Markus Acher, oltre al suo lavoro con i Notwist e i 13 & God, è impegnato anche con il gruppo Lali Puna ed il progetto personale Rayon, mentre Mecki Messerschmidt ora suona la batteria nel recentemente risorto Schweisser. Il bassista Michael Acher ha inoltre fondato i Ms. John Soda con Stefanie Bohm mentre entrambi i fratelli Acher sono membri del gruppo dub jazz Tied & Tickled Trio.


Il 5 marzo 2008 è stato annunciata la pubblicazione, dopo 6 anni di silenzio, del follow up di neon golden. Il disco s’intitola “the devil, you+me” e vede un cambio di genere preferendo le sonorità orchestrali e cupe al pop del precedente lavoro grazie anche alla collaborazione con la Andromeda Mega Express Orchestra. Inoltre la line up si è ristretta a 3 elementi dopo la dipartita di Messerschmidt sostituito nei live da Andy Haberl. In seguito sono stati estratti dall’album i singoli “where in this world e “Boneless” seguiti da un lungo tour in europa che ha toccato anche l’italia verso la fine dell’estate 2008.

Goldfrapp

Posted in Senza categoria on aprile 14, 2010 by downtempoblog

Will Gregory, produttore di colonne sonore per opere cinematografiche, viene a conoscere per caso delle piccole incisioni dell’ancora giovanissima Alison Goldfrapp, che già aveva alle spalle lavori con Tricky, Peter Gabriel e Portishead). Inizia così la collaborazione fra i due, porterà alla nascita del gruppo. Il primo pezzo che compongono insieme è la celebre Lovely head, brano divenuto famoso anche in Italia grazie ad uno spot televisivo. Esce poi nel 2000 il primo album, Felt Mountain, che ottiene un discreto successo in tutta Europa, USA e Giappone.

Dopo soli 2 anni esce il secondo album, Black Cherry. I Goldfrapp, con questo album, cambiano totalmente direzione approdando verso l’electro-pop, come nei singoli Strict Machine e Twist, avvicinandosi addirittura all’industrial nel brano Train.


Nel 2005 viene pubblicato il terzo album, Supernature, caratterizzato da toni maggiormente glam-rock ma comunque ampiamente ballabili, come annunciato dal primo singolo Ooh La La. L’album riesce ad arrivare al secondo posto delle classifiche di vendita inglesi, rimanendo finora il disco dei Goldfrapp più venduto, grazie anche al traino dei successivi brani estratti, Number 1 e Ride a White Horse.


Il quarto album, uscito nel 2008, s’intitola “Seventh Tree“, anticipato dal singolo A&E. Costituisce un parziale ritorno alle sonorità del primo album, con elementi pop e folk-tronici ed una generale atmosfera sognante.
Nel marzo 2010 esce il quinto album, Head First, anticipato qualche settimana prima dal singolo Rocket, che vede i Goldfrapp cimentarsi con un sound disco puramente anni ’80.